La signora del Pindo: Mi sento così grata di essere donna



Questa notte ho dormito sotto la tua statua, signora di Pindo. Eri illuminata, eri maestosa e la bandiera sventolava forte al tuo fianco. Il vento smuoveva il camper come una mamma che culla il suo bambino. Le foglie si piegavano e tutta la natura intorno sembrava muoversi impaurita di fronte alla potenza del Dio Eolo. Tu no. Tu eri lì impassibile con lo sguardo fisso verso la meta , verso quei monti che un tempo nascondevano i tuoi soldati.

Ti ho guardata fino ad addormentarmi, signora di Pindo, e ti ho sentita sprofondare nel mio cuore. Ho sentito la potenza di tutte le donne che rappresenti, quelle donne che hanno salvato un popolo intero.


Ho sognato quelle donne, madri che salivano le scarpate come la Vergine Maria trasportando la loro benedizione sulle spalle, si dirigevano verso i figli. Il vento le scuoteva su e giù e, cariche com'erano, scioglieva i loro fazzoletti soffiando sui loro capelli, colpiva i loro vestiti come colpi di frusta.

Ma loro camminavano insistenti in alta montagna, passo dopo passo da una pietra all'altra, salendo in fila, finché non le perdevo di vista, nascoste tra le nuvole, sempre a testa alta.


Le ho sognate aiutare al massimo i combattenti greci nella lotta contro gli occupanti dimostrando di essere degni campioni di quegli ideali che sentivano in pericolo. Le ho sognate badare alla protezione loro e delle loro famiglie.

Di mattina tracciavano la strada per le truppe e la notte cucivano vestiti per i soldati. Quelle donne sentivano che non era solo un obbligo ma una questione d’onore.


Ho sognato decine di soldati rifugiarsi nelle loro case e loro erano così entusiaste di assicurare ai soldati cibo e vestiti, che macellavano tutti gli animali del villaggio, unica fonte produttiva della regione.


Ho sentito il rombo dei cannoni svegliarle di notte ed ho visto i loro occhi colmi di paura ma comunque, impavide, continuavano a lottare.


Le ho viste mentre i soldati non riuscivano ad attraversare il fiume, le ho viste prendersi per mano, stringersi l’un l’altra strette per le spalle e gettarsi nell’acqua gelida per creare una sorta di diga, riducendo l’intensità delle rapide per aiutare così quelli che dovevano costruire il ponte per far passare i soldati.


Quelle incredibili donne portavano bendavano le ferite dei soldati, davano conforto e incoraggiamento. Spesso li prendevano nelle proprie case trasformate in alloggiamenti e ospedali. Ogni uomo da loro accudito poteva vedere la propria madre, moglie, sorella o anche un compagno nel volto travagliato della donna d'Epiro.


E poi, nella neve, le ho sognate trasportare armi, cibo, vestiti al fronte, dove i mezzi di trasporto dell'esercito non potevano arrivare. Sulle montagne innevate le ho guardate scrivere la propria storia e la storia della Grecia. Continuavano ad arrampicarsi, scansando pietre e arbusti sporgenti, con le ginocchia curve sotto il carico pesante.


E quando stamattina mi sono svegliata, tu, grande statua della "Donna del Pindo”, ti stagliavi ancora maestosa lì dove tanti anni fa le donne d'Epiro combatterono per una sola causa: conquistare la propria vetta libera.

Mi sento così grata di essere qui. Mi sento così grata di essere donna.







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Siamo Alessandro e Martina, due viaggiatori incalliti che hanno deciso di fare della loro vita un viaggio senza fine guidati dal fidato Mammuth, un camper del 1987.
Su questo blog troverai tantissimi consigli e informazioni che scaturiscono dalla nostra grande passione: viaggiare. In particolare vogliamo condividere le coordinate GPS di tutte le nostre soste in camper in giro per l'Europa.

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